STRUTTURA E PATRIMONIO

L’ARCHIVIO NAZIONALE DEL FILM DI FAMIGLIA

L’Archivio Nazionale del Film di Famiglia è un archivio storico la cui missione è salvare le memorie filmiche private: le pellicole 9,5mm Pathé Baby, 16mm, 8mm e Super 8 girate principalmente in famiglia tra gli anni ’20 e ’80 del secolo scorso.

L’Archivio è la prima struttura italiana dedicata al recupero, alla conservazione e alla valorizzazione del cinema amatoriale, e l’unica organizzazione in Italia che svolge la sua attività di raccolta delle pellicole su tutto il territorio nazionale e garantisce la conservazione dei documenti audiovisivi originali in locali climatizzati.

L’Archivio, creato e gestito dall’Associazione Home Movies con il sostegno, la collaborazione e la tutela di istituzioni pubbliche e private, si rivolge ai possessori di pellicole amatoriali desiderosi di rivedere i propri film trasferiti in video digitale e di partecipare a un progetto culturale che ha ottenuto in questi anni numerosi riconoscimenti in Italia e all’estero.

L’Archivio è membro di INEDITS – Amateur Films / Memory of Europe – Films amateurs / Mémoire d’Europe, associazione internazionale creata nel 1991. Un rappresentante di Home Movies è membro del Consiglio d’amministrazione di INEDITS in carica dal 2010 al 2013.


IL PATRIMONIO

L’Archivio Nazionale del Film di Famiglia custodisce ad oggi oltre 9.000 pellicole nei formati substandard 9,5mm Pathé Baby, 16mm, 8mm e Super8 provenienti da tutto il territorio nazionale. Sono ormai 520 le famiglie che hanno affidato le loro memorie filmiche private all’archivio e il patrimonio è in costante crescita vista ormai l’importanza che l’Archivio Nazionale del Film di Famiglia riveste in Italia nel campo della salvaguardia del cinema amatoriale e familiare.

I film, che abbracciano un arco temporale che va dai primissimi anni ‘20 agli anni ‘80 inoltrati, sono un patrimonio di inestimabile valore sia dal punto di vista più strettamente affettivo in ambito familiare, sia dal punto di vista della ricerca scientifica in ambito accademico che nel campo della produzione documentaristica in ambito cinematografico. Sempre più studenti, ricercatori e filmmaker si rivolgono all’Archivio per le loro ricerche valorizzando il patrimonio dell’archivio nelle diverse declinazioni.

I film documentano la vita privata e pubblica del nostro paese, le abitudini e le ritualità degli italiani, oltre a documentare viaggi di lavoro e svago su tutto il territorio nazionale e nel mondo. Pellicole che le famiglie hanno conservato per anni nei cassetti, negli armadi, nelle soffitte e nelle cantine private e che racchiudono un patrimonio documentale di notevole interesse storico e sociale. Gli avvenimenti impressi su queste pellicole sono molto diversi tra di loro, dalla celebrazione della vita familiare in tutti i suoi aspetti più rituali alla documentazione della propria attività lavorativa, alla ripresa di eventi pubblici.

A titolo di esempio, tra le migliaia di pellicole: la documentazione della rinascita della città di Bologna nel Dopoguerra filmata da Angelo Marzadori, tecnico di laboratorio all’ospedale Rizzoli di Bologna, nel 1951; la partenza di Italo Balbo da Orbetello nel 1933 per il decennale dell’aviazione girato dal giornalista palermitano del Radiocorriere Nicolò La Colla; un documentario di oltre 50 minuti girato in 8mm dal dott. Antonio Gatti nel 1953 che illustra le attività dell’azienda cartotecnica SCIA, il cui amministratore unico era l’imprenditrice Laura Capi, sua moglie; le riprese di vita privata sulle colline bolognesi nei primi anni ‘20 della famiglia Ciancabilla; scorci della città di Bologna negli anni ‘30 del cineamatore e medico padovano Giuseppe Vecchi; gli scontri con la polizia nel marzo del ‘77 in via Rizzoli a Bologna, ripresi da Cesare Ballarini dalla finestra della sua abitazione; l’esondazione del Reno nel 1951 e la mobilitazione della città, gli zingari sulle rive del Reno, sempre nel 1951, girato dallo stesso Marzadori; alcune riprese dell’Isola delle Rose, dal nome del progettista e costruttore della piattaforma artificiale, nonché ideatore ed ispiratore dell’entità statale, costruita in prossimità di Torre Pedrera, nel comune di Rimini, a 500 metri al di fuori delle acque territoriali italiane tra il 1964 e il 1966 e demolita nel 1969, che sembra siano le uniche immagini in movimento esistenti su quell’episodio della storia italiana, film girato dal sig. Rocchi di Rimini.

Un patrimonio composto da frammenti di vita che va a comporre un mosaico inedito dell’Italia privata che riportato alla luce ci restituisce una memoria che era destinata all’oblio. Il lavoro di salvaguardia, una volta digitalizzati i film, prosegue con la collaborazione di tutti i cineamatori e dei loro familiari attraverso la testimonianza dei quali è possibile descrivere i singoli film e contestualizzare le collezioni filmiche ed è possibile tracciare le basi per una nuova storia del cinema italiano.

Oltre ai film l’Archivio Nazionale del Film di Famiglia recupera tutto l’apparato tecnologico che ha permesso di realizzare e fruire questi film: cineprese, proiettori, giuntatrici e moviole. Ad oggi sono state acquisite 35 cineprese, 22 giuntatrici, 18 moviole, e 50 proiettori relativi a tutte le epoche e ai formati del cinema familiare. In futuro sarà allestito un piccolo museo della tecnologia amatoriale per ripercorrere attraverso le apparecchiature lo sviluppo tecnologico del mercato del cinema privato.

  • VIDEO

    Come un canto

    "Come un Canto. Appunti e Immagini di un Regista Dimenticato" è la ricostruzione del rapporto tra Antonio Marchi e il cinema attraverso il montaggio dei suoi filmati amatoriali (16mm, 1940-1945), musicati e commentati da un testo ricavato da appunti e note critiche dello stesso Marchi. Distribuito in DVD con il libro di M. Grasso, Cinema primo amore. Storia del regista Antonio Marchi, ed. Kurumuny, 2010.

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