SGUARDI PRIVATI E STORIA EUROPEA
June 16, 2010
Rassegna curata da Home Movies all’interno di IT’S MY FILM FESTIVAL, Vicenza, 18 giugno 2010
Sguardi privati e storia europea I – Le dittature e la guerra
La rassegna propone un percorso originale nella storia europea attraverso lo sguardo dei cineamatori che hanno filmato la propria vita nel corso del XX secolo. Le immagini che essi ci hanno lasciato rappresentano una preziosa e inedita testimonianza visiva del loro tempo. Un patrimonio di memorie impressionate su pellicola, tra gli anni Venti e gli anni Ottanta del Novecento, che oggi possiamo guardare con occhio critico ed analitico. Quasi fossero un controcampo della Storia ufficiale. Il cinema privato, in fondo, è da collocarsi nel lato nascosto e rimosso del visibile, al contrario delle attualità cinematografiche prima e della televisione poi. Le immagini prodotte dai privati, come tanti sguardi individuali, offrono un punto di vista comunque diverso e talvolta in aperta opposizione alle rappresentazioni ufficiali volute e commissionate dal potere politico, e finiscono così per restituirci una prospettiva storica alternativa alla propaganda cinematografica e agli strumenti di comunicazione istituzionali utilizzati ormai da quasi un secolo per creare consenso culturale e sociale.
In questa prima edizione indagheremo la vita quotidiana nell’Europa degli anni Trenta e Quaranta, soffermandoci sulla “guerra sconosciuta”, quella vissuta e filmata dalle singole persone, sui fronti in cui si combatteva ma soprattutto nei fronti interni. Con alcuni esempi sorprendenti di riprese di pura e semplice “resistenza”.
Immergendoci al centro della tragedia della storia europea, con la proiezione per la prima volta in Italia di La guerra sconosciuta (An unknown war), una serie di cinque documentari, prodotti a metà degli anni Novanta da Michael Kuball, regista tedesco che fin dagli anni Settanta raccoglie e rielabora film amatoriali giustapponendoli alla memoria orale dei cineamatori e dei loro familiari. La serie, progetto ambizioso e pionieristico per l’epoca, coinvolge alcuni degli autori che hanno per primi rivendicato l’importanza di questi documenti filmici privati come fonti storiche e cinematografiche, come l’ungherese Péter Forgács, una delle personalità più libere e originali di filmmaker e ricercatore che lavora sulle caratteristiche, il significato e l’inconscio del cinema amatoriale. Il suo episodio, Tra essere umani (anche conosciuto con il titolo internazionale Meanwhile Somewhere), è una tappa fondamentale della sua carriera, anche se rimane uno dei suoi film meno conosciuti. O il belga André Huet, autore di …non solo sui campi di battaglia, tra i primi, con la trasmissione belga Inédits prodotta a partire della metà degli anni ‘80, a proporre l’utilizzo dei film di famiglia in televisione in una prospettiva di indagine storico-sociale.
Completano la serie i film Boogie Woogie Victory di Alfred Behrens (autore con Kuball di diverse serie realizzate per la televisione tedesca con film amatoriali a partire dalla fine degli anni ‘70), e i due documentari firmati Kuball: Non sarà poi così grave e La cinepresa nel carro da ricognizione.
Integrano la rassegna frammenti riguardanti lo stesso periodo storico provenienti dall’Archivio Nazionale del Film di Famiglia e un esempio recente di ricontestualizzazione filmica di materiali girati in Italia durante la Seconda Guerra Mondiale.
La serie prodotta da Kuball infatti, a parte alcune immagini recuperate e utilizzate da Behrens sulla resistenza dei partigiani italiani (provenienti dall’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino), escludeva quasi completamente l’Italia anche per la mancanza, al tempo in cui fu realizzata, di archivi italiani di riferimento che avessero raccolto specificamente e sistematicamente memorie filmiche private.
Come un canto. Appunti e immagini di un regista dimenticato presenta i 16mm amatoriali (1940-1945) di un giovane intellettuale parmense, Antonio Marchi, in un passaggio cruciale tra la giovinezza e l’età adulta, che coincide con il passaggio dalla Guerra alla Liberazione. Il fondo filmico di Marchi, che comprende anche il breve documentario La liberazione di Montechiarugolo, così come gli altri frammenti proiettati tra un documentario e l’altro, è conservato presso Home Movies e offre immagini “autentiche” di famiglie borghesi durante il fascismo.
La raccolta nel territorio e il recupero di questo patrimonio audiovisivo avviati da Home Movies in Italia, e promossi recentemente anche a Vicenza con il progetto Cineconfidenziale, hanno permesso negli ultimi anni l’accesso a fonti visive in precedenza nascoste e dimenticate, con le quali è ora finalmente possibile confrontarsi, per studiare e raccontare la società italiana da altri punti di vista, e per approfondire la conoscenza di un passato che non possiamo e non dobbiamo dimenticare.
Sguardi privati e storia europea presenta una molteplicità di sguardi che, con la diffusione sempre crescente delle cineprese amatoriali nel secolo scorso in tutti i paesi europei, finiscono per divenire uno strumento di indagine con il quale interrogare le basi storiche e culturali di quella che oggi cominciamo a chiamare identità europea, senza che questo significhi negare le differenze e le forti contraddizioni passate e presenti.
Paolo Simoni e Gianmarco Torri (i curatori)
Programma
18 giugno 2010 c/o Sala lampertico / Cinema Odeon
11.00 – 1.00
Non sarà poi così grave (1936-1939) di Michael Kuball
… non solo sui campi di battaglia” (1939-1942) di André Huet
Tra esseri umani (1940-1943) di Péter Forgács
15.00 – 18.00
La cinepresa nel carro da ricognizione (1941-1944) di Michael Kuball,
Boogie Woogie Victory (1943-1945) di Alfred Behrens
Come un canto. Appunti e immagini di un regista dimenticato (1940-1945) di C.Giapponesi, M.Grasso, P.Simoni
(I documentari della serie Unkonw War sono proiettati in tedesco con sottotitoli italiani)
Schede
La guerra sconosciuta
1992: il muro di Berlino era caduto, la cortina di ferro arrugginita e piena di falle. Ma l’Unione Europea appariva come un lontano spiraglio di luce. Nei Balcani imperversava la guerra civile. Il continente subiva ancora le tarde conseguenze delle due guerre mondiali. Dopo il crollo del Patto di Varsavia si riaprivano i conflitti nei paesi dell’Europa dell’Est.
In questa situazione storica cinque documentaristi, provenienti da paesi che durante la Seconda Guerra Mondiale erano stati in guerra e occupati, decisero di collaborare: Alfred Behrens e Michael Kuball dalla Germania, Péter Forgács dall’Ungheria, André Huet dal Belgio e Godelieve van der Heijden dall’Olanda. Erano tutti membri dell’associazione europea Inédits, e intravidero la possibilità di accedere agli archivi dell’Est per raccogliere materiali, filmati e mai pubblicati, della Seconda Guerra Mondiale e farne una serie televisiva in cinque parti dal titolo An unknown war.
Il progetto era appoggiato dal programma Media dell’Unione Europea, e aveva una particolarità: l’intera serie televisiva doveva essere montata esclusivamente con film storici di cineamatori. Film privati del Terzo Reich, diari filmati dei soldati, film sovversivi del fronte interno e della Resistenza. Tutti questi documenti prodotti da testimoni sconosciuti dell’epoca, che avevano a malapena un pubblico tra le loro pareti domestiche, aspettavano in qualche luogo di essere scoperti, resi pubblici, proiettati.
In quasi in ogni casa in cui ci sia una cinepresa amatoriale, si formano nel tempo dei piccoli archivi. Se si aprono questi archivi e si invitano i cineamatori a tirar fuori i film dalle vecchie scatole di metallo e a proiettare le immagini sulla parete del salotto, nel raggio del proiettore si può osservare la vita. In diretta, senza modifiche né tagli si possono vedere la quotidianità nelle pause tra una battaglia e l’altra, le notti sotto i bombardamenti. Fame e nostalgia, ma anche momenti felici al tempo della catastrofe, attimi di pace in mezzo alla guerra.
Ci aspettava una ricerca molto lunga. Si trattava di trovare, in ogni angolo d’Europa, persone che tra il 1936 e il 1945 avessero registrato la loro vita con la cinepresa, dalla guerra civile in Spagna fino all’ora zero. Il gruppo si suddivise i paesi dell’Europa in cui cercare i film, ai quali si volevano affiancare le testimonianze dei cineamatori, delle loro vedove o dei loro figli; in modo da integrare i “ricordi incontrollati” dell’immagine con il sonoro.
Il gruppo mi scelse come coordinatore e produttore esecutivo. Poco tempo dopo partii in esplorazione verso la Scandinavia e l’Austria, dove incontrai collezionisti e cineamatori degli anni ‘30 e ‘40. Alfred Behrens, in Italia, ricercò con successo negli archivi dei partigiani. Péter Forgács si dedicò agli archivi dell’Est tra Praga e Mosca, e André Huet si occupò dell’Europa dell’Ovest. Soltanto Godelieve sembrava perseguitato dalla sfortuna e non riuscì a completare la produzione.
Dal materiale raccolto ogni regista selezionò i film per il suo episodio e li compose autonomamente, con la propria scrittura e il proprio stile personale. Questo portò una grande varietà all’interno della serie, ma anche qualche controversia.
Nonostante le difficoltà e le complicazioni, i cinque episodi furono pronti in tempo per la data di trasmissione nel 1995. A cinquant’anni dalla Seconda Guerra Mondiale, ARTE mise in onda la serie in Francia e Germania. Seguirono Belgio, Ungheria, Svezia, Austria, Russia e Australia.
L’esperimento era riuscito, la televisione aveva restituito agli spettatori i film della generazione della guerra. Fino a quel momento i cinegiornali e i film di propaganda girati dagli operatori sul fronte Est e Ovest avevano riportato un’immagine distorta della Seconda Guerra Mondiale. L’individuo non aveva alcun ruolo in queste produzioni. La realtà senza censura del soldato sconosciuto, della casalinga nel fronte interno, del prigioniero nel campo di concentramento, del partigiano in montagna non era mai stata vista nella sua autenticità. Una guerra sconosciuta.
Michael Kuball, regista e produttore
LA GUERRA SCONOSCIUTA – Parte 1:
«Non sarà poi così grave» (1936-1939) – 50 min.
Soggetto e regia: Michael Kuball
Montaggio e musiche: Roland Musolff
Produzione: LA CAMERA STYLO, Amburgo
Voci narranti: Hannelore Hoger, Matthias Fuchs
Dal 1936 al 1939 imperversa la Guerra civile in Spagna. Lo studente José Ernesto Noriega di Madrid combatte schierandosi con Franco, e documenta le battaglie e le sue fughe attraverso tutti i fronti con una cinepresa 8mm.
Negli stessi anni una famiglia di commercianti ebrei a Vlissingen filma la quotidianità e i giorni di festa della comunità olandese. Intanto in Germania i bambini provano già il saluto a Hitler. I più grandi vanno al servizio di lavoro obbligatorio del Reich. Alcuni viaggiatori riprendono con stupore il movimento fascista a Roma e Monaco di Baviera. Hitler inaugura i Giochi olimpici a Berlino.
Quelli che precedono la Seconda Guerra Mondiale sono anche gli anni dei transatlantici a vapore. Il conte francese di Caladon naviga fino a Hollywood e incontra la giovane Katherine Hepburn. Dall’altra parte dell’Atlantico gli ebrei ungheresi sono in fuga verso l’esilio.
Nel luglio del 1939, sei mesi prima dell’inizio della guerra, tutta Monaco festeggia il giorno dell’arte tedesca. Un commerciante di generi alimentari riprende le parate e le sfilate poco prima che tutta l’Europa si mobiliti.
LA GUERRA SCONOSCIUTA – Parte 2:
«… non solo sui campi di battaglia» (1939-1942) – 41 min.
Soggetto e regia: André Huet
Montaggio: Dominique Comps, Pierre Leclercq, Roland Musolff
Musiche: Etienne Gilbert, Francis Leclercq,
Produzione: RTBF Charleroi, Belgio
Versione tedesca: Michael Kuball
Voci narranti: Hannelore Hoger, Matthias Fuchs
Bambini giocano alla guerra nelle strade di Bruxelles. A Mühlheim sul Ruhr ci si prepara agli attacchi aerei. Le suore della Croce Rossa e la Protezione Civile fanno esercitazioni per i casi di emergenza, vengono distribuiti buoni alimentari e maschere a gas. Nelle case si filma la famiglia, il figlio viene mostrato mentre lascia la casa in uniforme e il postino mentre consegna il richiamo alle armi.
Alla frontiera francese un soldato documenta i momenti di tensione e di attesa nella sua compagnia. In Belgio si filma la domenica che si è imparata ad amare: il papà serve l’aperitivo, la mamma prepara l’insalata, tre giorni prima dell’attacco delle truppe tedesche. In seguito inizia un incubo lungo cinque anni descritto da un diario filmato: freddo, carenza di carburante, fame. Un documento privato che mostra anche l’ascolto di frequenze radio proibite e azioni della resistenza.
Durante gli attacchi aerei la cineamatrice Rosie Newman si avventura per le strade di Londra. Dall’altra parte della Manica un pilota dell’aeronautica militare filma la staffetta dei bombardieri che quotidianamente partono dalla Francia contro l’Inghilterra. Un cineamatore francese riprende di nascosto, attraverso un buco in un libro, le strade di Parigi. Grandi manifesti sui muri invitano i volontari a «combattere per un’Europa unita al fianco dei tedeschi». Commiato alla stazione. Il soldato di fanteria Johann Salchert di Colonia tira fuori la sua cinepresa 8mm dallo zaino mentre le truppe attraversano la Russia…
LA GUERRA SCONOSCIUTA – Parte 3:
«Tra esseri umani» (1940-1943) – 51 min.
Soggetto e regia: Péter Forgács
Montaggio: Zsuzsa Gönczi
Musiche: Tibor Szemzö
Produzione: Béla Balázs Studio, Budapest
Versione tedesca: Michael Kuball
Voci narranti: Hannelore Hoger, Matthias Fuchs
Durante la guerra, la vita quotidiana nei paesi occupati dalla Germania prende varie forme e si sviluppa secondo i piani di Hitler. Per i paesi dell’Europa dell’Est prefigura l’asservimento della popolazione e l’annientamento delle tradizioni culturali. Dopo la conferenza di Berlino-Wannsee per gli ebrei il futuro è segnato.
In altri paesi crescono collaborazionismo e forme di adattamento al nazismo. Le strategie di sopravvivenza si imparano in fretta e aiutano a vivere un’esistenza parzialmente tranquilla e comoda. Il cinema fatto in casa mostra la ritirata, l’opportunismo, l’umiliazione, la rassegnazione e il disinvolto fiorire di conformisti e gregari.
I film che abbiamo raccolto in tutta Europa rispecchiano la varietà delle esistenze nelle condizioni di vita estreme della guerra. Con questi documenti abbiamo quasi ricostruito una nuova cartina geografica. Una cartina d’Europa con i confini delimitatati da “esseri superiori”, “normali cittadini” e “esseri inferiori”. Ne risulta un mosaico visivo composto da frammenti di vita comune.
«Il mio contributo a questa serie non è un film didattico, ma un collage poetico di documenti filmici privati, nei quali si rivelano i limiti del comportamento umano» (Péter Forgács)
LA GUERRA SCONOSCIUTA – Parte 4:
«La cinepresa nel carro da ricognizione» (1941-1944) – 52 min.
Soggetto e regia: Michael Kuball
Montaggio e musiche: Roland Musolff
Produzione: LA CAMERA STYLO, Amburgo
Voci narranti: Hannelore Hoger, Matthias Fuchs
Questo episodio si concentra sulla campagna di Russia e sulle esperienze di un soldato tedesco che con una cinepresa amatoriale registrò la sua guerra: dal giorno dell’attacco all’Unione Sovietica nel giugno del 1941 fino alla ritirata nell’autunno del 1944. In quel periodo Götz Hirt-Reger filma la vita quotidiana al fronte, inizialmente dal carro armato della sua compagnia di ricognizione. Manda a sviluppare i filmati in 16mm a casa tramite posta militare. In questo modo la sua famiglia è resa partecipe degli eventi.
Nell’inverno del 1941/42, dopo l’ordine dato da Hitler di fermarsi poco prima di Mosca, i filmati amatoriali di Hirt-Reger suscitano attenzione nel laboratorio di sviluppo. Viene richiamato a Berlino per collaborare con la compagnia di propaganda. Accetta, e dopo un apprendistato come cameraman e torna in Russia come reporter. Tuttavia, oltre alle riprese che fa per il cinegiornale con l’equipaggiamento professionale, continua a girare film privati con la sua cinepresa amatoriale.
Una realtà pressoché sconosciuta si svela in questi documenti privati. La maggior parte dei film è di stupefacente qualità e fino a ora mai proiettata in pubblico. Infatti, dalla fine della guerra fino alla caduta del muro di Berlino le scatole di metallo dei film restano sepolte nei pressi di un capanno di caccia nella DDR. Hirter-Reger le disseppellirà soltanto dopo la riunificazione delle due Germanie. Come per miracolo, le pellicole dopo cinquant’anni sono intatte e proiettabili. Durante la proiezione si risvegliano i ricordi del cameraman che racconta la sua guerra.
LA GUERRA SCONOSCIUTA – Parte 5:
«Boogie Woogie Victory» (1943-1945) – 50 min.
Soggetto e regia: Alfred Behrens
Montaggio: Michael Thaler
Musiche: Roland Musolff
Produzione: LA CAMERA STYLO, Amburgo
Voci narranti: Hannelore Hoger, Matthias Fuchs
Un film sugli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, montato con materiali amatoriali europei: quotidianità privata di guerra.
La ritirata delle truppe della Wehrmacht tedesca e l’avanzare delle truppe alleate. Occupazione e terrore nazista in Polonia. Il combattente della Resistenza Tadeusz Franiszyn si avvicina di soppiatto al campo di concentramento di Plaszow vicino a Cracovia noto per il libro La lista di Schindler. Ammassati in un Lager rumeno, Sinti e Rom attendono di essere deportati. Ad Atene un cineamatore filma, a rischio della propria vita, la rivolta contro il regime di terrore imposto dai tedeschi. Nella città di Györ un cronista anonimo riprende la marcia della morte degli ebrei ungheresi.
Partigiani italiani documentano la loro vita con piccole cineprese giunte con i paracaduti americani. Paolo Gobetti, partigiano durante la guerra, racconta della guerra lontana dal fronte. Nell’autunno del 1944 a Parigi le lotte tra la Resistenza e la Wehrmacht impeversano per le strade. In Belgio, a Charleroi, Edgar Bastin gira la sua personale battaglia: con una mano regge la cinepresa 8mm, nell’altra tiene il relvolver con una pallottola per l’ultimo soldato tedesco.
A maggio del 1945: ovunque si festeggia la fine della guerra, in Francia, Belgio e Italia si organizzano anche feste in giardino per le forze di liberazione. Più di 200.000 ragazze europee s’innamorano di soldati americani e partono con loro per gli Stati Uniti.
COME UN CANTO. APPUNTI E IMMAGINI DI UN REGISTA DIMENTICATO
(Italia, 2009, 25’) a cura di Claudio Giapponesi, Mirko Grasso, Paolo Simoni
Produzione: Kiné – Home Movies – Istituto Storico Parri
Immagini 16mm di Antonio Marchi (1940-1945)
Compilazione dei film amatoriali di Antonio Marchi, girati in 16mm tra il 1940 e il 1945, a Parma e dintorni. Le immagini sono state sonorizzate ed è stato aggiunto un testo ricavato da appunti e note critiche dello stesso Marchi (1923-2003), giovane intellettuale e filmmaker formatosi sotto il fascismo, che subito dopo la guerra – per circa un decennio – si è contraddistinto per un’intesa attività come critico, regista e produttore cinematografico.
“Qualcuno ricordava Marchi, ragazzo con la cinepresa, all’inizio della Guerra, nel periodo dopo l’8 settembre, e nei giorni della Liberazione. Questo scorcio di tempo è importantissimo per Marchi, che compì vent’anni nel 1943: è il periodo della sua formazione, ma anche dei suoi primi lavori di cineasta e intellettuale. Ora queste preziose immagini, dense e rarefatte, a colori e in bianco e nero, finalmente sono state recuperate. Che farne? Prima di tutto è necessario guardarle con attenzione. I film amatoriali di Marchi sono estremamente significativi, perché documentano la sua storia e costituiscono una parte significativa e assai preziosa della memoria filmica del territorio parmigiano, e perchè possiedono un valore estetico e una poeticità non comuni. (…)
Nelle bobine 16mm sono assemblati film montati o sequenze girate senza un ordine apparente. Si susseguono scene costruite da Marchi con una regia, di difficile interpretazione e collocazione, e riprese “libere”, non montate, del paesaggio urbano e rurale. Una sequenza (montata) si apre con una giovane donna, la sorella di Antonio, che stende i panni in giardino. Poi la vediamo leggere un libro su una sedia a dondolo prima che venga raggiunta da altre due donne che intendono lavorare a maglia. Infine, arriva un’altra donna in bicicletta. Reca un mazzo di fiori e un giornale si legge “discorso di Hitler”. In questo quadro di estrema serenità, in cui non casualmente entra in scena la rivista Cinema, non può che dare un senso di vaga ma profonda inquietudine il riferimento all’attualità bellica. Il fascino di queste immagini è racchiuso anche nel suo mistero.
Il castello Monteghiarugolo è il vero protagonista dei film di Marchi, filmato come se fosse un personaggio austero, un testimone della Storia, di tanti secoli e della Guerra in corso. Il torrione del castello è un punto privilegiato d’osservazione (e di ripresa) che domina la pianura. In una sequenza compare una data, segnata sulla neve: il primo giorno dell’anno, “1 gennaio 1944”. È l’inverno più duro, un gruppo di donne gioca col cane, i giovani sono al fronte o saliti in montagna. Il giovane Marchi è uno “sbandato”, nascosto nel castello, forse le ragazze sono andate a trovarlo, e da lì filma il suo mondo, fatto di pietre e di particolari architettonici. Nella stessa pellicola giuntate subito dopo ci sono le sequenze estive di un gruppo di ragazzi spensierati al mare in Liguria, su una barca s’intravede Antonio. Ma la guerra dov’è? Nulla ci fa figurare del momento, se non, brevemente, la ripresa di una nave affondata.
Marchi ritrae con costanza il paesaggio: un ruscello, un ponte, una baracca, l’acqua che scende da un rivolo in mezzo alle pietre, un borgo nella nebbia invernale, il campanile di una chiesa dai vetri delle finestra, la pioggia, strade fatte con pietre irregolari, forme riflesse nell’acqua di una vasca, case in pietra dura. Filma gli incontri con le persone care. A Casarola s’intrattiene con amici. C’è il piccolo Bernardo Bertolucci che scorazza e gioca col padre Attilio, Antonio stesso finisce ritratto nel film, è l’unico momento in cui lo vediamo solo. Sullo sfondo, gli Appennini parmensi. Anche il paesaggio cittadino interessa Marchi. Una Parma autunnale e invernale, filmata nelle periferie. Figure di ragazzini dei bassi fondi si aggirano tra scambi ferroviari, il gasometro e le fabbriche. La via Paal e i ragazzi dei bassifondi del cinema americano non sono soggetti così lontani. Ma lo sguardo è di un obiettivo interessato alla plasticità e alla fissità dei volti e dei corpi, tradita solo per un momento da un sorriso involontario di un ragazzo in posa. E poi quegli stessi corpi in movimento, che scivolano sul fiume ghiacciato o si gettano nella lotta. La cinepresa di Marchi vuol cogliere o stilizzare una realtà ben diversa da quella del cinema di cartapesta. Il film più anomalo di Marchi ha un titolo tratto da una sorta di sceneggiatura, Una gita ai famosi prati di Lubecca. Una presa in giro dell’autoritarismo che mette in scena un gruppo di collegiali in gita capeggiate dalla direttrice, in un film femminile interpretato da ragazzi travestiti.
Infine, le sequenze più lunghe. L’interno del castello, e le merlature da cui si scorgono i tetti e il fumo dei comignoli, l’inverno a Monteghiarugolo tra il ’44 e il ‘45. Marchi passò molto tempo nascosto nel castello, la sua dimora, il luogo dove leggeva e scriveva. Il film di cui queste immagini cupe compongono la prima parte è intitolato La liberazione di Montechiarugolo. È l’unico film compiuto, girato e montato con le didascalie negli ultimi mesi della Guerra e verosimilmente nei mesi successivi alla Liberazione. Simbolismo della natura e la Storia convergono a Montechiarugolo, il tempo ciclico ed eterno delle stagioni si sovrappongo agli ultimi momenti bellici. Con la primavera arrivano i partigiani e gli alleati. La guerra è finita e si comincia a ballare. Gli uccelli finalmente possono volare liberi”.
Paolo Simoni, Antonio Marchi Cinesperimentalista (1940-1945), in M. Grasso, Cinema primo amore. Storia del regista Antonio Marchi, Kurumuny 2010.
